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venerdì 18 maggio 2012

Vittorio

e uno dei suoi scherzi
così ti vedo sdraiato nella vasca tiepida di Petriolo
e ieri anche su un furgoncino bianco

ti vedo e so che non sei tu

come alla Coop di Rosia vedo Manuela davanti alla verdura e tanti altri 
che sembrano volti conosciuti, sembrano linee famigliari

uno scherzo della mente che definisce e ama le definizioni conosciute
come ama camminare pensieri pensati
comodi come tane usate e formate 

mentre cambia la mia cantilena e 
bene diviene bène
adesso diviene ora
stamattina diviene stamani
e così diviene sicchè
sono andato diviene andai
gridare diviene berciare
e diritto addritto
e stretto strinto

la nebbia diviene chiarezza
il grigiore azzurro pieno


così mi ricordo, eppure tutto cambia
io resto a compiere giravolte, solo in un punto solo
e vado
alla tomba di lei dove chiamo e richiamo
e torna e ritorna ancora

il luartiis, ortiche e rovi e le punte che salgono al cielo
spirali 

ti saluto Vittorio, che sei qui e non sei qui.

sabato 18 febbraio 2012

ambiguità

e risvolti, i risvolti di questa cosa che mi aspetta ogni istante
mi aspetta la mattina e mi aspetta la sera
che sia presenza o assenza
sempre

un filo di respiro
poco

sono stanca, lo scrivo e commetto peccato mortale


questa giostra mi ha sfinito e


e vorrei che solo scorresse come
vorrei che solo quel bianco di natura
quel bianco che chiamiamo neve
solo quello
accecata

solo quello vorrei

e questa cosa che ancora mi aspetta
e che non ha la voce, e che non ha il pensiero

questa cosa, scura come i voladores della notte

come loro fumo
come loro scacciata

santodio
questa cosa
vattene.


mercoledì 8 febbraio 2012

e precipizio

mancano
non ci sono
in effetti "mancano" significa che in qualche modo ci dovrebbero essere
semplicemente non ci sono

non ci sono e non ci sono il soggetto, l'azione

mi sottraggo

la capacità di dire "no"
e restare indenne, integra

le carte sono ferme, basta piroette, basta scale e soluzioni

la neve tanta e sono cadute altre noci
un bel cesto

e cielo

lunedì 12 dicembre 2011

la pioggia e la terra

hai detto così:

voglio sentire la pioggia che cade sulla terra e le gocce di acqua che mi attraversano

la pioggia era delicata stamani, la terra smossa, grassa, quella terra fertile e generosa che amavi tanto

lo sguardo di Anna cercava di comprendere dove fosse questo Spirito, dove inizia e finisce questo corpo fragile, temporaneo

poche voci, una preghiera cattolica
e la mia preghiera: vai, mamma, vai.

domenica 11 dicembre 2011

il dolore

non sento dolore perchè non sento di aver perduto

il rapporto con mia madre continua, semplicemente cambia forma

vedo negli occhi di chi guarda, vedo che mi chiedono il dolore
ma non ho dolore, non ho lutto

il mio dolore è stato la mattina del dieci dicembre, tra le cinque e le dieci e trenta
il dolore di non riuscire, la paura di non essere capace
perchè il tuo respiro è affanno, e il rumore dei tuoi polmoni era acqua

il dolore perchè non potevo fermare l'emorragia e non potevo sgomberare i tuoi reni

il dolore per ogni fiala che aprivo
per ogni siringa, ogni ago
per tutto quello che tentavo di fare e non andava a buon fine

vedere forte il tuo attaccamento alla vita
te che non mollavi, non ti lasciavi cadere nel sonno dei farmaci
te che cercavi aria e aria e aria e aria

quello è stato il mio dolore

e dormiva il mondo

e il sole che non si decideva a illuminare la stanza, il sole implorato

le parole non mi bastano stasera

lascio che sia chiuso il coperchio di legno di ontano,
lascio che la croce semplice lasci l'orma sul tuo petto

non ho dolore perchè non sento di aver perduto

sabato 10 dicembre 2011

venerdì 9 dicembre 2011

alleggerirsi

e andare
lasciare andare

non so dire se scelto o non scelto, questo calvario prosegue

ora

ieri sera la chiamata al 118 perchè il respiro era roco, continuava a vomitare acqua
poi le infermiere, la pompa sottocute che manda in continuazione i farmaci in circolo
la pipì che non c'è più
l'edema polmonare
l'inizio di scompenso cardiaco

e il tuo cuore che batte, batte veloce e forte

la stufa che affumica la casa
sono due giorni che si è intasato qualcosa e il fumo ritorna in casa

sono due giorni.

le carte di mio padre girano e rigirano
la pinapola, il re bello

il settebello

tutto che gira, come il suo sguardo,
in cerca delle tracce di vita, le tracce di lei

le borsine piene di scatolette di fiale, aghi arancioni, azzurri

azzurri come il bordo degli occhi di lei

io sono in pace, mamma, puoi lasciare questo peso o puoi portarlo ancora il tempo che serve a te,
io sono in pace, ti bagno le labbra e mi piace ancora vederti muovere le braccia lunghe e asciutte

cerchi qualcosa da fare con ampi movimenti
qualcosa che immagini o ricordi

io non cerco nulla, mamma.