Uno spazio, lento, come lento l'andare
così inizia il nuovo tempo
mi ha detto, lei, che il significato è fermarsi
la richiesta è rallentare, non fare alcunchè fuori e rivolgere
ri volgere
dentro lo sguardo
dentro l'attesa
ho riflettutto stamani queste parole
che dette dalla voce gentile di un essere stanco e affranto
mi hanno indicato un percorso, suggerito un piccolo sentiero
e ho pensato
penso di avere pensato
che il destino a livello di anima fosse già compiuto
che fosse rimasto solamente un brandello, la vita di lui che non vuole vivere
e rimane qui solo per dare significato al mio precario essere qui
allora prende forma anche la voce di lui, quell'altro
che dice "mettiti i pesi, altrimenti voli via"
prende forma il senso di precario, di instabile, di confine, di bilico
tutte belle parole, tutte affini allo stare di un'anima che già ha salvato se stessa
dalla bruttura dell'andar via senza coscienza
ora mi chiedo e indago
ma la direzione è quella dello stare ferma
niente spinte della volontà
solo ferma, come zazen ma senza zazen
per lasciare che lei, Lei, Domina, domini
e scelga se restare per altro Nobile destino
oppure sciogliere i nodi allentati
e svelare le vele
via
che nessuno si perda è scritto in me
allora rallento
mangio avena la mattina e riso integrale a pranzo
osservo le loro risate, i loro modi in via di modellamento
e cerco il lento
il non fare
il non opporre
non opporsi al non opporre
e lasciare che sorga il silenzio del Nuovo Destino.
Sei Lei vorrà scegliere...
Cerca nel blog
domenica 2 dicembre 2012
mercoledì 6 giugno 2012
Complicazioni
A trentaquasisei anni
trovarsi dentro un qualcuno che non conosci, allora sono andata a cercare la definizione di schizofrenia e i relativi sintomi, ma non ho allucinazioni e non credo in cose assurde (... va beh, lasciamo stare la questione dei muri)..
Un qualcosa che non va è certo
ma se sono quello che sono sarà anche per quel qualcosa di anomalo che mi porto dentro.
Il fatto è che non si può dare battaglia a se stessi, non funzionerebbe. Ma non posso lasciare nemmeno che una banda di scalmanati prenda il timone della barca ogniqualvolta ne abbia voglia...
In base a cosa poi?
La confusione.
Chiamare il Guru furfante sarebbe una buona idea, ma la tendenza all'isolamento ha già sopravanzato l'umiltà necessaria per ascoltare e credere al Signor Furfante.
Chi sono?
Quale sono?
Quanti siamo?
Mi ricorda i tanti "io" di Ouspenskij.
Ma leggere questa cosa non è come trovarsela dentro.
Io, quello che chiamo "io" sono tanti, almeno due sicuri, beccati. E non sanno nulla uno dell'altro.
Andiamo bene.
Lui dice di identificare il gruppo omogeneo di "io" interessati a certuni argomenti e attribuire loro un "potere temporaneo" in attesa che il vero Padrone torni a casa..
Ma dove diavolo sarebbe andato?
trovarsi dentro un qualcuno che non conosci, allora sono andata a cercare la definizione di schizofrenia e i relativi sintomi, ma non ho allucinazioni e non credo in cose assurde (... va beh, lasciamo stare la questione dei muri)..
Un qualcosa che non va è certo
ma se sono quello che sono sarà anche per quel qualcosa di anomalo che mi porto dentro.
Il fatto è che non si può dare battaglia a se stessi, non funzionerebbe. Ma non posso lasciare nemmeno che una banda di scalmanati prenda il timone della barca ogniqualvolta ne abbia voglia...
In base a cosa poi?
La confusione.
Chiamare il Guru furfante sarebbe una buona idea, ma la tendenza all'isolamento ha già sopravanzato l'umiltà necessaria per ascoltare e credere al Signor Furfante.
Chi sono?
Quale sono?
Quanti siamo?
Mi ricorda i tanti "io" di Ouspenskij.
Ma leggere questa cosa non è come trovarsela dentro.
Io, quello che chiamo "io" sono tanti, almeno due sicuri, beccati. E non sanno nulla uno dell'altro.
Andiamo bene.
Lui dice di identificare il gruppo omogeneo di "io" interessati a certuni argomenti e attribuire loro un "potere temporaneo" in attesa che il vero Padrone torni a casa..
Ma dove diavolo sarebbe andato?
venerdì 18 maggio 2012
Vittorio
e uno dei suoi scherzi
così ti vedo sdraiato nella vasca tiepida di Petriolo
e ieri anche su un furgoncino bianco
ti vedo e so che non sei tu
come alla Coop di Rosia vedo Manuela davanti alla verdura e tanti altri
che sembrano volti conosciuti, sembrano linee famigliari
uno scherzo della mente che definisce e ama le definizioni conosciute
come ama camminare pensieri pensati
comodi come tane usate e formate
mentre cambia la mia cantilena e
bene diviene bène
adesso diviene ora
stamattina diviene stamani
e così diviene sicchè
sono andato diviene andai
gridare diviene berciare
e diritto addritto
e stretto strinto
la nebbia diviene chiarezza
il grigiore azzurro pieno
così mi ricordo, eppure tutto cambia
io resto a compiere giravolte, solo in un punto solo
e vado
alla tomba di lei dove chiamo e richiamo
e torna e ritorna ancora
il luartiis, ortiche e rovi e le punte che salgono al cielo
spirali
ti saluto Vittorio, che sei qui e non sei qui.
sabato 18 febbraio 2012
ambiguità
e risvolti, i risvolti di questa cosa che mi aspetta ogni istante
mi aspetta la mattina e mi aspetta la sera
che sia presenza o assenza
sempre
un filo di respiro
poco
sono stanca, lo scrivo e commetto peccato mortale
questa giostra mi ha sfinito e
e vorrei che solo scorresse come
vorrei che solo quel bianco di natura
quel bianco che chiamiamo neve
solo quello
accecata
solo quello vorrei
e questa cosa che ancora mi aspetta
e che non ha la voce, e che non ha il pensiero
questa cosa, scura come i voladores della notte
come loro fumo
come loro scacciata
santodio
questa cosa
vattene.
mercoledì 8 febbraio 2012
e precipizio
mancano
non ci sono
in effetti "mancano" significa che in qualche modo ci dovrebbero essere
semplicemente non ci sono
non ci sono e non ci sono il soggetto, l'azione
mi sottraggo
la capacità di dire "no"
e restare indenne, integra
le carte sono ferme, basta piroette, basta scale e soluzioni
la neve tanta e sono cadute altre noci
un bel cesto
e cielo
lunedì 12 dicembre 2011
la pioggia e la terra
hai detto così:
voglio sentire la pioggia che cade sulla terra e le gocce di acqua che mi attraversano
la pioggia era delicata stamani, la terra smossa, grassa, quella terra fertile e generosa che amavi tanto
lo sguardo di Anna cercava di comprendere dove fosse questo Spirito, dove inizia e finisce questo corpo fragile, temporaneo
poche voci, una preghiera cattolica
e la mia preghiera: vai, mamma, vai.
domenica 11 dicembre 2011
il dolore
non sento dolore perchè non sento di aver perduto
il rapporto con mia madre continua, semplicemente cambia forma
vedo negli occhi di chi guarda, vedo che mi chiedono il dolore
ma non ho dolore, non ho lutto
il mio dolore è stato la mattina del dieci dicembre, tra le cinque e le dieci e trenta
il dolore di non riuscire, la paura di non essere capace
perchè il tuo respiro è affanno, e il rumore dei tuoi polmoni era acqua
il dolore perchè non potevo fermare l'emorragia e non potevo sgomberare i tuoi reni
il dolore per ogni fiala che aprivo
per ogni siringa, ogni ago
per tutto quello che tentavo di fare e non andava a buon fine
vedere forte il tuo attaccamento alla vita
te che non mollavi, non ti lasciavi cadere nel sonno dei farmaci
te che cercavi aria e aria e aria e aria
quello è stato il mio dolore
e dormiva il mondo
e il sole che non si decideva a illuminare la stanza, il sole implorato
le parole non mi bastano stasera
lascio che sia chiuso il coperchio di legno di ontano,
lascio che la croce semplice lasci l'orma sul tuo petto
non ho dolore perchè non sento di aver perduto
sabato 10 dicembre 2011
venerdì 9 dicembre 2011
alleggerirsi
e andare
lasciare andare
non so dire se scelto o non scelto, questo calvario prosegue
ora
ieri sera la chiamata al 118 perchè il respiro era roco, continuava a vomitare acqua
poi le infermiere, la pompa sottocute che manda in continuazione i farmaci in circolo
la pipì che non c'è più
l'edema polmonare
l'inizio di scompenso cardiaco
e il tuo cuore che batte, batte veloce e forte
la stufa che affumica la casa
sono due giorni che si è intasato qualcosa e il fumo ritorna in casa
sono due giorni.
le carte di mio padre girano e rigirano
la pinapola, il re bello
il settebello
tutto che gira, come il suo sguardo,
in cerca delle tracce di vita, le tracce di lei
le borsine piene di scatolette di fiale, aghi arancioni, azzurri
azzurri come il bordo degli occhi di lei
io sono in pace, mamma, puoi lasciare questo peso o puoi portarlo ancora il tempo che serve a te,
io sono in pace, ti bagno le labbra e mi piace ancora vederti muovere le braccia lunghe e asciutte
cerchi qualcosa da fare con ampi movimenti
qualcosa che immagini o ricordi
io non cerco nulla, mamma.
martedì 6 dicembre 2011
So
So che le energie di oggi sono un regalo
so che tutti i giorni sono un regalo
che te ne hanno contati meno di quanti ne abbiamo già vissuti insieme
non chiedo niente per te
anche se questa notte ho sognato la nonna Paolina e le ho chiesto di portarti con lei
non chiedo niente
vederti così
vederti prosciugata, scarna
vederti cercare il respiro
cercare di muovere una gamba, sollevare un braccio
e sentire che sussurri, sentire che ti viene la rabbia per questa diavolo di malattia
che il nome ti fa paura
la malattia che non volevi è venuta a te
hai pregato tanto, hai detto così al pretucolo
hai pregato tanto
io non chiedo niente
perchè accetto e so che non esiste il caso
e so che non va perduto l'amore, non si perde nessuno
ti auguro, con tutto il mio cuore, di proseguire il tuo viaggio serena
che ci sarai sempre
mi hai detto "non dimenticarmi"
e come potrei?
sei me
non ti dimentico mamma.
domenica 4 dicembre 2011
chi c'è
è strano dire chi c'è,
eppure chi c'è c'è per davvero
e chi non c'è non basta una telefonata, non basta uno sforzo
chi non c'è non c'è
non pesa la mancanza, quale diavolo di mancanza,
sono solo cose che sento, cose che mi sento dentro
come stanotte che sognavo di Beppe e dicevo tra me: Cavolo! Lo sapevo che non eri morto!
sono pochi, pochissimi
quelli che ci sono
poi alla fine si resta soli, soli con il rimbombo del proprio respiro che sembra un lungo compressore
soli con gli occhi che non si aprono perchè precipitano nelle orbite vuote
soli con le proprie mani che diventano ossa
oh
signoredio
sabato 3 dicembre 2011
giovedì 1 dicembre 2011
avanza.
e sì,
avanza.
il giro di carte continuo, il tempo che passa e le figure che tornano e ritornano
nelle tue mani bianche, il tremore
la confusione nel pensiero
il sorriso forzato
stasera lei sembra proprio consumata da dentro
da cinque giorni non mangia nulla
eppure dorme, eppure sogna, io penso
in quella nebbia che diventa sempre più nebbia
guardo, osservo,
è l'unica cosa che posso fare
fare.
domenica 27 novembre 2011
il sole di qui
illumina le coperte che hai scelto
morbide e calde, come il nido nel quale ti piace chiudere gli occhi
mi chiedi piccole cose
le tue piccole cose che sanno di te
non ti perdo
venerdì 25 novembre 2011
trasparenza che avanza
che avanza la trasparenza del volto, delle mani
mentre continuamente chiedi come fai a sopravvivere
e non vedi che la vita è forte
che la vita è tenace, che non è questione di decisione o di comprensione dei meccanismi
è solo la semplice energia della vita che desidera ardentemente se stessa
e chiami castigo la tua occasione
chiami martirio la tua liberazione
mercoledì 23 novembre 2011
oggi
la densità del tempo è aumentata,
non posso misurare questa cosa ma non ho altro modo per dire cosa accade
mia madre, un piccolo peggioramento
il volto sempre più scarno, le dita ossute e chiare
mio padre, un occhio che cade a vedere
come se guardasse qualcosa in un angolo in basso,
le gocce hanno funzionato e abbiamo bandito le ossessioni e le accuse
chiede di risolvere il problema dei piedi freddi e si lamenta che metto poco sale nelle pietanze
l'oncologa del Corat, un cognome strano e una carezza alla mia schiena
inattesa, tante parole, tanti come, tanti possiamo
come riempire il tempo già denso
come possiamo rendere dolce un così amaro boccone
le bimbe che corrono e mi abbracciano la notte
e la comoda, le medicine,
il cortisone alle dieci e la tapparella bassa e il cielo di qui
il cielo che chiama gli occhi, che chiama il corpo
martedì 22 novembre 2011
ritorno e ritornano
scrivo per il mio unico caro lettore.
Le cose vanno come ho desiderato, se non che ho scordato un dettaglio.
Mia madre è qui in Toscana con me e vederla stare benino mi rende felice.
La parte oscura, nutrita e salutata ha lasciato il segno.
Tanti segni, invero.
La morte di Clementina, la morte di un caro cugino Mario, la morte di pochissimi giorni fa del caro Beppe, purtroppo cercata e realizzata.
Mio padre manifesta gravi segni di squilibrio
sono in difficoltà ma ho fiducia che le cose si sistemeranno nel modo adeguato.
Tutto cambia, sempre, tutto evolve, come evolvono i pensieri, i desideri.
Resta valido il principio "per prima cosa tieni pulita la tua casa"
in tutti i sensi comprensibili.
domenica 14 agosto 2011
nuove
tante nuove... un dubbio riguardo al "come" e al "cosa"...
Sappiamo cosa è meglio desiderare per noi? E come fare perchè il "nuovo", il "non concepito" entri nella nostra "realtà"?
Una riflessione nata che coinvolge i segni, le coincidenze, i dejavu
Una riflessione nata e non finita
Sappiamo cosa è meglio desiderare per noi? E come fare perchè il "nuovo", il "non concepito" entri nella nostra "realtà"?
Una riflessione nata che coinvolge i segni, le coincidenze, i dejavu
Una riflessione nata e non finita
venerdì 22 luglio 2011
in grande
pensa in grande, credi in grande e crea in grande.
Lascia perdere le briciole e coloro che si azzuffano per le briciole. Non misurare.
E ricordati chi Sei.
mercoledì 20 luglio 2011
la testa in casa
dal ballatoio alle colline e ora ad un piccolo paese.
trovo una casa a misura nostra, con un piccolo spazio esterno, il posto per legna e aromi, tre vasi di pomodori.
e il silenzio sulla superficie della mente, la ferma intenzione che tutto disegna
trovo una casa a misura nostra, con un piccolo spazio esterno, il posto per legna e aromi, tre vasi di pomodori.
e il silenzio sulla superficie della mente, la ferma intenzione che tutto disegna
Iscriviti a:
Post (Atom)